EVENTI

Weekend Gusto e Cultura

Immagine:

Il pacchetto Weekend Gusto e Cultura prevede un soggiorno di 2 giorni :

Arrivo Venerdì pomeriggio in hotel - check-in

Aperitivo di benvenuto

Cena Gusto&Musica live presso il ristorante Torre Antica

Pernottamento in hotel

Sabato

Prima colazione a buffet

Visita guidata alla Certosa di San Lorenzo a Padula ( ingresso incluso)

Pranzo presso il ristorante Torre Antica 

Pomeriggio libero 

Cena degustazione presso il ristorante Torre Antica

Pernottamento in hotel 

Domenica

Prima colazione a buffet

Check-out

Visita al Museo di Atena Lucana

Pranzo presso il ristorante Torre Antica 

Partenza per il rientro

 

 € 77,00 a persona al giorno

 

Prenotazione obbligatoria 

Il pacchetto include i due giorni ( minimo 2 persone)

Effettuabile nel fine settimana

Tutto ciò che non specificato nel pacchetto è da considerarsi extra 

Trasporti propri

Proposta valida per tutti i fine settimana di Gennaio 2018

LA CERTOSA DI SAN LORENZO:
La certosa di Padula, o di San Lorenzo, è una certosa (dallo stile barocco) situata a Padula, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno. Si tratta della prima certosa ad esser sorta in Campania, anticipando quella di San Martino a Napoli e di San Giacomo a Capri.
La certosa conta circa 350 stanze e, compresi i giardini, occupa una superficie di 51.500 m² di cui 15.000 impegnati solo dal chiostro grande, il più grande del mondo. Contando su tre chiostri, un giardino, un cortile ed una chiesa, è uno dei più sontuosi complessi monumentali barocchi del sud Italia, nonché la più grande certosa a livello nazionale e tra le maggiori d'Europa.
La struttura, come per tutte le certose d'Italia, richiama l'immagine della graticola sulla quale san Lorenzo fu bruciato vivo. Secondo la regola certosina che predica il lavoro e la contemplazione, nella certosa esistono posti diversi per la loro attuazione: dal tranquillo chiostro, alla biblioteca, con il pavimento ricoperto da mattonelle in ceramica di Vietri sul Mare, dalla Cappella decorata con preziosi marmi, alla grande cucina, alle grandi cantine (con le enormi botti), fino alle lavanderie.
Per la sua bellezza, la Certosa è stata adoperata in numerose occasioni come set cinematografico. Tra i film qui realizzati, sono da citare C'era una volta (1967) di Francesco Rosi con Sophia Loren ed Omar Sharif, ambientato nell'epoca della dominazione spagnola e in cui viene citata la famosa leggenda della frittata di mille uova, e Cavalli si nasce (1989) di Sergio Staino con David Riondino e Paolo Hendel ambientato in epoca borbonica.

Gli ambienti della certosa:
- Cortile
- Stalle, granai, fabbri, pescherie, lavanderie, spezierie.
- Foresteria antica
- Chiostro della Foresteria
- Chiesa
- Sala del Capitolo dei Conversi
- Cappelle laterali
- Sacrestia
- Sala delle campane
- Sala del Capitolo
- Sala del Tesoro
- Chiostro del Cimitero antico
- Cappella del fondatore
- Refettorio
- Chiostro del Refettorio
- Cucina
- Chiostro dei procuratori
- Scala elicoidale
- Quarto del Priore
- Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale
- Cappella di San Giacomo
- Loggia
- Chiostro del Priore
- Chiostro grande
- Cimitero dei Priori
- Celle dei certosini
- Scalone ellittico
- Giardino all'italiana

LA STORIA
I lavori alla certosa iniziarono per volere di Tommaso II Sanseverino, sotto la supervisione organizzativa del priore della Certosa di Trisulti a Frosinone, il 28 gennaio 1306 sul sito di un preesistente cenobio.
Il Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, personalità molto vicina al casato angioino, come tutto il casato, successivamente donò all'ordine religioso il complesso monastico appena edificato, ordine per l'appunto di origine francese. Nacque così il secondo luogo certosino nel sud Italia, dopo la certosa di Serra San Bruno in Calabria, con lo scopo per la famiglia salernitana di ingraziarsi i piaceri dei reali di Napoli.
La dedica a San Lorenzo della certosa si deve invece alla preesistente chiesa dedicata al santo che insisteva nell'area, appartenente all'ordine benedettino, poi abbattuta a seguito della costruzione della certosa.
Nel Cinquecento il complesso divenne meta di pellegrinaggi illustri, come Carlo V che vi soggiornò con il suo esercito nel 1535 di ritorno dalla battaglia di Tunisi (secondo la tradizione, in questa occasione, i monaci prepararono una frittata di mille uova). In questo stesso periodo, dopo il concilio di Trento, vi si aggiunse alla struttura trecentesca il chiostro della Foresteria e la facciata principale nel cortile interno.

Nei secoli successivi, a partire dal 1583 la certosa subì ingenti rimaneggiamenti, fino ad arrivare nel 1807 quando l'ordine certosino fu soppresso ed i monaci della certosa, così come tutti quelli del regno, furono costretti a lasciare lo stabile, che invece fu destinato a diventare una caserma. Seguirono all'evento furti di svariate opere d'arte: testi storici in biblioteca, ori, statue, argenti e pitture, in particolar modo dentro la chiesa, la quale fu spogliata del tutto dalle tele seicentesche che possedeva. Nel 1813, anno in cui avvenne l'ultimo trasferimento di opere della certosa al museo Reale di Napoli, si registra lo spostamento da un luogo all'altro di 172 dipinti.
Passato il periodo napoleonico, con il ripristino del regno borbonico i certosini rientrarono nel complesso. Spogliati di quasi ogni bene, il peso politico che avevano nell'area circostante e nelle gerarchie dei reali fu certamente minore. Per ridare lustro al complesso furono commissionate in questo periodo alcune pitture in sostituzione di quelle rubate e collocate nel refettorio, di fatto l'unico ambiente artisticamente ripristinato.
Tuttavia, nonostante gli sforzi, i monaci non riuscirono mai più ad assumere il ruolo che avevano ricoperto nei secoli addietro. 

Nel 1866, dopo l'unità d'Italia, l'ordine fu nuovamente soppresso e i monaci dovettero nuovamente lasciare, per l'ultima volta, la certosa, poi dichiarata monumento nazionale venti anni dopo.
Durante le due guerre mondiali della prima metà del Novecento, invece, essendo l'intero complesso un luogo abbandonato e inutilizzato, fu usato come campo di prigionia e di concentramento.
Dal 1957 alcune sale ospitano il museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, che raccoglie una collezione di reperti provenienti dagli scavi delle necropoli di Sala Consilina e di Padula, dalla preistoria all'età ellenistica. Nel 1981 la certosa invece fu affidata alla soprintendenza dei beni architettonici di Salerno e l'anno dopo vide avviare i primi veri lavori di restauro che avevano lo scopo di far divenire la certosa un sito di accoglienza turistica-monumentale.

MUSEO ARCHEOLOGICO DI ATENA LUCANA
L'Antiquarium espone, nei locali ottocenteschi dell'ex municipio, una selezione dei corredi delle necropoli in successione cronologica dal VII al IV sec. a. C., dalla ceramica con decorazione geometrica di produzione indigena ai vasi con decorazione a figure rosse di età lucana. Per l'età romana è possibile vedere un'imponente iscrizione realizzata sui basoli che pavimentavano il foro, statue e cippi funerari scolpiti ed iscritti di età repubblicana ed imperiale.

 

×